In arrivo al Fondo Marin della Biblioteca Civica Falco Marin di Grado.
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Cari amici, il consueto incontro con Biagio Marin nell’anniversario della nascita si impernia sulla lettura di poesie d’amore scelte tra le più frequentate e tra poesie davvero belle che non sono presenti nelle antologie di sintesi. L’intenzione è di recuperare poesie poco lette e di riscoprire la tematica amorosa in quanto celebra la donna e la sua dignità.
L’incontro è in programma per mercoledì 29 giugno, alle ore 21, nella Casa della musica. La lettura è affidata a Tullio Svettini come lettore in un contesto drammaturgico di Edda Serra. Alla lettura si accompagna il commento musicale del sax di Giuseppe Polo.
Tra i ritratti femminili di Marin, persone in movimento, colte appena nel gesto o nel sentimento scegliamo uno composto nella maturità del poeta: 1969.
Quanto più moro…tanto più de la vita m’inamoro
Quanto più moro
– presensa al mondo intermitente
e luse che se spenze, de ponente –
tanto più de la vita m’inamoro.
E del so rîe che fa fiurî l’avril
e del miel che l’ha in boca,
la prima neve che za fioca
sia pur lenta e zentil.
Melodioso l’andâ per strà
de l’anca mola nel menèo
che ondesa comò fa ‘l canèo
nel maïstral disteso de l’istà.
Musica in ela
e in duta la persona
che duta quanta sona
de quela zogia che m’insiela.
Quela musica duta la me intona
la fa de me corente d’aqua viva
che in mar se perde senza riva
e solo el perdimento la ragiona.
“La Buffa” di Giulio Camber Barni è voce di epica popolare nata in trincea come le poesie di Ungaretti e come “Guerra del ’15” di Giani Stuparich; pubblicata a Trieste alla fine del primo conflitto mondiale è subito messaggio antiretorico che dice le ragioni di un eroismo lontano da quello militare e da ogni retorica. ES
Salutiamo con malinconia questo libro di Assunta Finiguerra, la poetessa lucana, voce singolare, appassionata e forte che scrive nel dialetto di San Fele.
L’abbiamo conosciuta a Trieste, qui giunta per un convegno sulla poesia in dialetto, organizzato nel 2004 dall’Università di Trieste e di Pécs e dal CSBM. L’abbiamo seguita nei primi anni della sua malattia: lei, ribelle e combattente, domata dal male. Il volume, Un vizzje a morte (Il vizio della morte), ed. Cofine 2016, ha l’introduzione di Roberto Pagan e di Rosangela Zoppi; le poesie raccolte sono inedite (1997 – 2009), quelle dal 2003 sono nel segno della malattia e della morte. Ma la sua voce conserva l’eco di un mondo primitivo e forte che sa dirsi con intensità e misura. ES