Umanità mitteleuropea, marzo 2012

 

Il volume raccoglie gli Atti di due convegni internazionali di studio: il XLII “La Mitteleuropa racconta, letteratura ieri e oggi”, Gorizia, 27-28 novembre 2008; e il XLIII “Narrare la Mitteleuropa, arti musica e cinema nel ‘900″, Gorizia, 19-20 novembre 2009.

A pagina 113 del volume, curato da Renate Lunzer e Sergio Tavano troviamo un saggio di Edda Serra: Le parole di un irredento redento, l’absburghese Biagio Marin.

L’autrice, nel riproporre alcuni testi mariniani, per lo più narrativi del poeta di Grado, ne evidenzia la particolare formazione: di cittadino absburgico, di radice veneta, che mai disdice l’identità culturale italiana e l’esperienza vociana, e contemporaneamente reca omaggio alla ricchezza culturale della fine della duplice monarchia. Evidenziando così la complessità degli elementi costitutivi della letteratura giuliana del ‘900. ES

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Saggio di Pericle Camuffo su alcune lettere di Marin a Emilio Mulitsch

Pericle Camuffo, Tra Mazzini e Salvemini: Biagio Marin in alcune lettere a Emilio Mulitsch , in Rivista di Letteratura italiana 2011, XXIX, 1, pagg 101-125     Fabrizio Serra Editore Pisa-Roma 2011

Molto interessante il saggio di Pericle Camuffo su Emilio Mulitsch, ricco di documenti epistolari per lo più inediti, di cui solo una lettera era nota. Da questo materiale giungono alcune conferme: di apertura di Biagio Marin al socialismo, la sua adesione agli unitari di Salvemini nel 1919, la sua attività di pubblicista impegnato su L’azione che vanno ben oltre l’episodio della lettura di Dante alla Camera del lavoro di Gorizia da lui ricordata nel volume dedicato alla città (Gorizia, 1940). Marin si presenta con le sue simpatie unitarie, atteggiamento antiborghese, aperto alla collaborazione con gli sloveni della Provincia, aspirando a risolvere il problema dell’istruzione media superiore della minoranza.

Dal materiale emerge la necessità di approfondimenti e nuove ricerche a proposito di personaggi della vita goriziana del primo dopoguerra  e dello stesso movimento mazziniano, nonchè dei rapporti tra vociani, che porterebbe oggi a una più precisa valutazione della storia della città di Gorizia e quindi del contesto del personaggio Biagio Marin. Il quale in  questi anni vede appunto l’insegnamento come possibilità di rimettersi in gioco.   ES

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Un richiamo di Edda Serra alle Elegie Istriane: INVITO

Mercoledì 14 marzo c.a., alle ore 17.30, nella Sala Baroncini,

gentilmente concessa dalle Assicurazioni Generali s.p.a.,  via Trento n.8

       la prof.ssa Edda Serra terrà una conferenza su:

BIAGIO MARIN.

LE ELEGIE ISTRIANE TRA RIMPIANTO E MEMORIA

La S.V. è cortesemente invitata.

www.dantealighieritrieste.it  Sede del Comitato- via Torrebianca 32, Trieste.  Orario di segreteria: lunedì e giovedì- 17.30/19.00

Mancava a  Trieste, nel quadro dei 150 anni dell’Unità d’Italia e della Giornata del Ricordo, il richiamo alle Elegie Istriane (1963) e al discorso di Capodistria. Vi provvede Edda Serra che, rispondendo all’invito della Società Dante Alighieri di Trieste, mercoledì 14 marzo 2012, nella Sala Baroncini di via Trento, n.8, parlerà del senso della patria vissuto da Biagio Marin e della funzione del ricordo e della memoria, secondo la lezione di Ugo Foscolo, affidata alla poesia.

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Intervento di Pericle Camuffo su “Il mio Carso” di Scipio Slataper

Il centenario della pubblicazione de Il mio Carso ha animato il convegno organizzato dall’ ADM presso l’università di Udine nei giorni 23 e 24 febbraio 2012, a commento e ad analisi del testo di Scipio Slataper che costituisce punto di riferimento per la maturazione personale e civile di generazioni di triestini. Hanno preso la parola tra gli altri con particolare sensibilità la prof. Cristina Benussi dell’Università di Trieste e Ilvano Caliaro di Vicenza. Va segnalato inoltre l’intervento di Pericle Camuffo del CSBM a proposito dell’interpretazione dissonante sostenuta da Gino Brazzoduro e discussa da Biagio Marin, come risulta dal carteggio intercorso tra i due amici (v. Dialogo al confine, Studi Mariniani n.14, Supplemento).

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Rapporto fra economia e cultura e scelte politiche

Articolo di Edda Serra  pubblicato quasi integralmente da “Il Piccolo“, redazione di Gorizia, febbraio 2012, con il titolo: Se la cultura è resa precaria dall’economia.

La lezione di Biagio Marin

Stagione di scadenze burocratiche e di bilanci, di domande di finanziamento e di previsioni di bilancio che, sappiamo bene, soggiaciono poi nel corso dell’anno ad una continua ricalibratura riducendo ambizioni ed obiettivi, per continuare ad esistere, rendendo precaria ogni programmazione.
Parlo della cultura, parola con la quale oggi con qualche prosopopea teorica, si può comprendere di tutto; alla cui gestione politica sembra mancare però un vero approccio scientifico e l’assistenza di veri esperti; intorno alla quale manca il coraggio politico delle scelte, e la capacità di pensarle, in termini operativi intendo, calate nella realtà del  loro futuro.
Perché è inutile che gli enti pubblici eroghino finanziamenti capillari di euro 300,00 su progetti che sono di euro 3000,00: da dove un’associazione culturale che è già strutturalmente di volontariato e magari impegna risorse e capacità di alta preparazione, potrà avere il resto del finanziamento necessario alla sua realizzazione, con i tempi che corrono?
O resta convenuto in questa dispersione di denaro tramite micro interventi che ai nostri giorni sia sufficiente la finta, e cioè che il progetto concretamente si esaurisca nelle sue fotocopie di programma?  Neanche l’ effimero sopravviverebbe.
Il fatto è che cultura è memoria, è sangue del corpo della società; non ludico passatempo opzionale e gratuito per le stagioni ricche; senza memoria non c’è coscienza della propria identità né della propria dignità:  non umanità, non etica, non futuro. E paradossalmente ha valenza economica.
Ci siamo mai chiesti quale è l’equivalente finanziario del lavoro culturale svolto in termini di volontariato da specialisti e studiosi se solo riconosciamo ad ogni ora del loro impegno e della loro preparazione il valore di euro 4,00, cifra minima di retribuzione oggi in uso anche dalle nostre parti?
Il fatto è che oggi, accettando il discorso del volontariato, e aggiungendovi le risorse finanziarie personali dei “volontari”, oggi esauste, i progetti culturali già realizzati per anni, anzi per decenni, con pazienza, tenacia, secondo una programmazione articolata di lungo periodo, non si è affatto sicuri che non siano danneggiati retroattivamente. Un tanto vale per il Centro Studi Biagio Marin: dopo aver ridotto il Premio nazionale di poesia in dialetto, il più grande in Italia, e ridimensionati tutti i programmi in rapporto alla crisi finanziaria e non, in cui viviamo, si trova a non poter gestire borsa alcuna di studio e di ricerca, e a non poter pubblicare gli atti da tempo pronti per la stampa del convegno di Venezia (2009) e di quello di Vienna (2010): convegni gloriosi, preceduti da anni di preparazione, ricchi di provocazioni, di conoscenze inedite, di apertura di nuovi orizzonti, che solo la pubblicazione di Studi Mariniani  può fermare e diffondere in ambito nazionale e internazionale. Quindi il danno oltre che retroattivo, siamo nel 2012, non è più solo regionale ma nazionale e internazionale appunto.
Lavori e sacrifici buttati? Buttate anche le risorse culturali giovanili che le associazioni come il CSBM si sono preoccupate di formare perché possano domani rispondere al compito di acculturare le nuove generazione del Paese e far conoscere la lezione delle generazioni precedenti con cui confrontarsi, cioè stabilire una unità di misura qualsiasi. Quella di Biagio Marin, poeta, intellettuale e cittadino è lezione nella sua essenza oggi più che mai attuale e necessaria. Forse per questo qualcuno ha ritenuto che dovesse essere messa a tacere, privilegiando l’antico programma, diciamo populistico, di distribuire “panem et circenses”: al popolo bastano pane e divertimenti, rigorosamente nel dialetto, anzi in lingua locale. Non occorre che pensi né che si disperi, tantomeno che reagisca.

EDDA SERRA

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