Il convegno “Biagio Marin e Gorizia 1923. Biagio Marin e il mondo slavo” rientra nella logica della ricerca scandita sui tempi della formazione e dell’esperienza civile e del poeta nel corso degli anni. Dopo l’analisi del compiersi di un secolo della pubblicazione de I fiuri de tapo (1912), e dopo la pubblicazione del carteggio Prezzolini – Marin (1913- 1982), dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale, subentra per Marin un triennio intenso che lo vede operante a Gorizia, entrata a far parte del territorio nazionale italiano. Qui si spende come insegnante e come attivista sul fronte delle responsabilità civili e politiche. È di questi anni infatti la discussa esperienza di insegnante di pedagogia e di italiano presso l’Istituto magistrale femminile, e della sua attività nella più ampia cerchia sociale di rinnovamento culturale e civile secondo la lezione della Voce fiorentina (1911). Ne resta traccia nella ricca serie di articoli e di interventi nei fogli politici di ispirazione mazziniana de L’Azione e de La libertà , nonché nella Voce goriziana, che il CSBM ha riunito in una pubblicazione della serie dei Quaderni del CSBM, Fabrizio Editore, Pisa- Roma 2012, con il titolo Scritti goriziani 1920-1923. Il volume è stato presentato in occasione del convegno.
Il convegno del 6 novembre svolto nella Sala della Torre offerta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, è stato pensato con due altre intenzioni: di chiarire l’effettivo rapporto di Marin con il mondo slavo, altrimenti ricondotto di solito, settorialmente, alle Elegie istriane (1963), che nascevano in un contesto decisamente diverso; e di aprire una prospettiva di analisi delle genti del nostro territorio meglio contestualizzata e più completa, cioè più aperta, possibilmente in dialogo con voci di studiosi esterni. Secondo la lezione dello stesso Marin documentata anche dal carteggio Brazzoduro – Marin (Studi Mariniani n. 15, 2008). Il convegno è stato organizzato in collaborazione con l’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei, e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il Comune di Grado, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Grado- Impianti Turistici, la Biblioteca Statale Isontina. Vi hanno partecipato Fulvio Salimbeni, Pericle Camuffo, Roberto Spazzali, Diego Redivo, Ezio Giuricin, Stelio Sapadaro, Marco Giovanetti, Matteo Vercesi, Anna De Simone, Fabio Russo. Tatjana Rojc ha tracciato un quadro efficace della situazione degli sloveni tra la dissoluzione dell’Austria- Ungheria e la costituzione della Monarchia jugoslava; Ivana Suhadolz ha dato godibile testimonianza di un esempio di rapporti privati tra Marin e un’amica slovena (La storia di Graziella).
Per un discorso su questo tema vanno però ancora rilette le pagine di Gorizia. La città mutilata, e le Lettere a Elena Lokar. Va soprattutto avviato uno studio sistematico e completo entro gli scritti di Marin, diari compresi , e i suoi interventi sulla stampa del secondo dopoguerra, Discorso sulla poesia compreso. ES