Si tratta di un appuntamento prezioso che testimonia una lunga affettuosa amicizia e vuole essere un segno di riconoscimento di valori foriero di un auspicato lungo discorso che accomuna Aquileia a Grado. L’iniziativa coinvolge parecchi enti, ma parte dall’Agenzia Unesco di Aquileia.
L’incontro sarà arricchito dalla testimonianza di una poesia di Biagio Marin, intitolata “Natissa”, pubblicata nel 1953 in “Sènere colde”, e dedicata alla mima Bassilla, celebre danzatrice dell’antichità, la cui tomba reca una epigrafe tradotta dal professore Carlo Corbato dell’Università di Trieste. Nel segno della morte c’è l’invocazione ad una eternità di memoria che solo l’arte foscolianamente sa dare.
Gli interessati sono invitati.
Segue la scansione della poesia “Natissa” e la sua traduzione.
Natissa da Senere colde, 1957, traduzione
Oh, che bel nome ti hanno dato, Natissa, / roggia sognante nel cuore di Aquileia; / argini in fiore di menta e di melissa, / acqua che non intorbida l’argilla. // Forse Bassilla tutta riccia balla ancora / sulle tue rive, bianca e nuda, / e la vampa del suo respiro si accende / tra mani e piedi in musica minuta. // Nelle sue carni splendide sul suolo / di mari caldi era lento il moto, / ma poi veniva da lontano il vento / che la portava in volo. // E la luce per lei aveva ali, / il dio del sole si incarnava in lei; / nel cuore passava il vento maestrale / che pure, fresco, dava la febbre a tutti. // Forse la roggia / che musica con l’acqua fra le canne / racconta ancora ai fiori la tua pena, / o dea distrutta dalle tramontane. // In riva alla Natissa / solo un gioco di luce è il corpo nudo; / il tempo grande più non lo subissa, / Bassilla danza come ieri ancora oggi. //
Nota. Bassilla è danzatrice famosa dell’antichità la cui lapide è conservata nel museo di Aquileia. L’iscrizione che ne rivela l’identità è stata tradotta dal prof. Carlo Corbatto, gradese, professore di filologia greca antica all’Università di Trieste. La poesia di Marin è inserita nella silloge dedicata al figlio Falco morto in guerra nel 1943, ed esprime l’istanza di superamento della morte attraverso l’arte, l’anelito insopprimibile alla vita.


