Rapporto fra economia e cultura e scelte politiche

Articolo di Edda Serra  pubblicato quasi integralmente da “Il Piccolo“, redazione di Gorizia, febbraio 2012, con il titolo: Se la cultura è resa precaria dall’economia.

La lezione di Biagio Marin

Stagione di scadenze burocratiche e di bilanci, di domande di finanziamento e di previsioni di bilancio che, sappiamo bene, soggiaciono poi nel corso dell’anno ad una continua ricalibratura riducendo ambizioni ed obiettivi, per continuare ad esistere, rendendo precaria ogni programmazione.
Parlo della cultura, parola con la quale oggi con qualche prosopopea teorica, si può comprendere di tutto; alla cui gestione politica sembra mancare però un vero approccio scientifico e l’assistenza di veri esperti; intorno alla quale manca il coraggio politico delle scelte, e la capacità di pensarle, in termini operativi intendo, calate nella realtà del  loro futuro.
Perché è inutile che gli enti pubblici eroghino finanziamenti capillari di euro 300,00 su progetti che sono di euro 3000,00: da dove un’associazione culturale che è già strutturalmente di volontariato e magari impegna risorse e capacità di alta preparazione, potrà avere il resto del finanziamento necessario alla sua realizzazione, con i tempi che corrono?
O resta convenuto in questa dispersione di denaro tramite micro interventi che ai nostri giorni sia sufficiente la finta, e cioè che il progetto concretamente si esaurisca nelle sue fotocopie di programma?  Neanche l’ effimero sopravviverebbe.
Il fatto è che cultura è memoria, è sangue del corpo della società; non ludico passatempo opzionale e gratuito per le stagioni ricche; senza memoria non c’è coscienza della propria identità né della propria dignità:  non umanità, non etica, non futuro. E paradossalmente ha valenza economica.
Ci siamo mai chiesti quale è l’equivalente finanziario del lavoro culturale svolto in termini di volontariato da specialisti e studiosi se solo riconosciamo ad ogni ora del loro impegno e della loro preparazione il valore di euro 4,00, cifra minima di retribuzione oggi in uso anche dalle nostre parti?
Il fatto è che oggi, accettando il discorso del volontariato, e aggiungendovi le risorse finanziarie personali dei “volontari”, oggi esauste, i progetti culturali già realizzati per anni, anzi per decenni, con pazienza, tenacia, secondo una programmazione articolata di lungo periodo, non si è affatto sicuri che non siano danneggiati retroattivamente. Un tanto vale per il Centro Studi Biagio Marin: dopo aver ridotto il Premio nazionale di poesia in dialetto, il più grande in Italia, e ridimensionati tutti i programmi in rapporto alla crisi finanziaria e non, in cui viviamo, si trova a non poter gestire borsa alcuna di studio e di ricerca, e a non poter pubblicare gli atti da tempo pronti per la stampa del convegno di Venezia (2009) e di quello di Vienna (2010): convegni gloriosi, preceduti da anni di preparazione, ricchi di provocazioni, di conoscenze inedite, di apertura di nuovi orizzonti, che solo la pubblicazione di Studi Mariniani  può fermare e diffondere in ambito nazionale e internazionale. Quindi il danno oltre che retroattivo, siamo nel 2012, non è più solo regionale ma nazionale e internazionale appunto.
Lavori e sacrifici buttati? Buttate anche le risorse culturali giovanili che le associazioni come il CSBM si sono preoccupate di formare perché possano domani rispondere al compito di acculturare le nuove generazione del Paese e far conoscere la lezione delle generazioni precedenti con cui confrontarsi, cioè stabilire una unità di misura qualsiasi. Quella di Biagio Marin, poeta, intellettuale e cittadino è lezione nella sua essenza oggi più che mai attuale e necessaria. Forse per questo qualcuno ha ritenuto che dovesse essere messa a tacere, privilegiando l’antico programma, diciamo populistico, di distribuire “panem et circenses”: al popolo bastano pane e divertimenti, rigorosamente nel dialetto, anzi in lingua locale. Non occorre che pensi né che si disperi, tantomeno che reagisca.

EDDA SERRA

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